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Lectio: Domenica, 15 Aprile, 2018

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Lectio: Domenica, 15 Aprile, 2018

April 14, 2018      In Lectio No Comments
Lectio: Domenica, 15 Aprile, 2018

Gesù appare agli apostoli
Luca 24, 35-48

1. Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora, 
conduci la nostra mente 
a percuotere la roccia del deserto, 
perché scaturisca acqua alla nostra sete. 
La povertà del nostro sentire
ci copra come manto nel buio della notte 
e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio 
finché l’alba, 
avvolgendoci della luce del nuovo mattino, 
ci porti, 
con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria.

2. Lectio

i) Il testo:

Luca 24, 35-4835 In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44 Poi disse: “Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. 45 Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: 46 “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni”.

ii) Momento di silenzio:

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

3) Meditatio

i) Alcune domande:

a) Era accaduto lungo la via; l’avevano riconosciuto: Quanti momenti di grazia lungo la via della nostra esistenza? Lo riconosciamo mentre spezza con noi il pane del presente nella locanda del farsi sera?
b) Gesù in persona apparve in mezzo a loro. Guardate e toccate: Sono proprio io!: Tocchiamo con mano i doni della libertà nella persona del Cristo vivente e nella frazione dello stare insieme? 
c) Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma: Quale Dio ci affascina? Il Dio dell’imprevedibile che è sempre al di là del nostro piccolo mondo oppure il Dio “fantasma” del nostro desiderio onnipotente? 
d) Per la grande gioia ancora non credevano: È la gioia il nostro bastone di viaggio? Vive in noi in noi il senso dell’attesa o ci muoviamo nelle ombre della rassegnazione?
e) Aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture: Dov’è la creatura immagine nel nostro cercare? Abbiamo fatto della Scrittura la nostalgia di una Parola lasciata andare come brezza dell’Amore eterno tra i rami del dolore umano?

ii) Chiave di lettura:

La categoria del cammino rende bene in Luca l’itinerario teologico di quel percorso di grazia che interviene negli eventi umani. Giovanni prepara la via al Signore che viene (Lc 1,76) e invita a spianare le sue vie (Lc 3,4); Maria si mette in cammino e va in fretta verso la montagna (Lc 1,39); Gesù, via di Dio (Lc 20,21), cammina con gli uomini e traccia la via della pace (Lc 1,79) e della vita (At 2,28), percorrendola in prima persona con la sua esistenza. Dopo la risurrezione continua il cammino insieme ai discepoli (Lc 24,32) e resta il protagonista del cammino della Chiesa che si identifica con il suo (At 18,25). Tutta la ragion d’essere della Chiesa è in questo cammino di salvezza (At 16,17) che conduce a Dio (At 18,2). Essa è chiamata a viverlo e ad indicarlo a tutti perché, ciascuno, abbandonata la propria via (At 14,16), si orienti verso il Signore che cammina con i suoi.

v. 35. In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. L’esperienza dell’incontro con la Vita permette di tornare sui propri passi. Non è il ritorno del rimorso né il ritorno del rimpianto. È il ritorno di chi rilegge la propria storia e sa di trovare, lungo il percorso fatto, il luogo del memoriale. Dio si incontra in ciò che accade. È lui che viene incontro e si affianca nel cammino spesso arido e brullo del non compiuto. Si fa riconoscere attraverso i gesti familiari di un’esperienza assaporata a lungo. Sono i solchi del già consumato che accolgono la novità di un oggi senza tramonto. L’uomo è chiamato a cogliere la presenza nuova di Dio sulla sua strada in quel viandante che si fa riconoscere attraverso i segni fondamentali per la vita della comunità cristiana: le Scritture, lette in chiave cristologica, e la frazione del pane (Lc 24, 1-33). La storia umana, spazio privilegiato dell’azione di Dio, è storia di salvezza che attraversa tutte le situazioni umane e lo scorrere dei secoli in una forma di esodo perenne, carico della novità dell’annuncio.

v. 36. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Luca cuce sapientemente gli eventi per dare fondamento e continuità alla storia della salvezza. I germi annunciati fioriranno e l’atmosfera di novità che aleggia nelle pagine di questi eventi fanno da sottofondo allo svolgersi in una memoria Dei che si ripropone di volta in volta. Gesù torna dai suoi. Sta in mezzo a loro come persona, per intero, come prima anche se in una condizione diversa in quanto definitiva. Si manifesta nella sua corporeità glorificata per dimostrare che la risurrezione è un fatto realmente avvenuto.

v. 37. Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. La reazione dei discepoli sembra non raccordarsi bene con il racconto precedente dal momento che essi credevano già nella risurrezione di Gesù sulla parola di Pietro (v. 34). La loro perplessità comunque non riguarda più la convinzione che Gesù è risorto, ma la questione della natura corporea di Gesù risorto. E in tal senso non c’è contraddizione nella narrazione. Era necessario per i discepoli fare una esperienza intensa della realtà corporea della risurrezione di Gesù per svolgere in modo adeguato la loro futura missione di testimoni della buona notizia e chiarire le idee sul Risorto: non credevano che fosse Gesù in persona, ma pensavano di vederlo solo in spirito.

vv. 38-40. Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Il Gesù del vangelo di Luca è quasi un eroe che affronta la sua sorte con sicurezza e le poche ombre che rimangono servono semplicemente a comprendere e sottolineare la sua piena realtà. Luca aveva ricordato le umili origini e la genealogia, del tutto comune e spoglia di figure prestigiose, una folla di individui oscuri da cui scaturiva la figura del Cristo. Nel turbamento e nel dubbio dei discepoli dopo la risurrezione appare evidente che Gesù non è il Salvatore dei grandi, ma di tutti gli uomini, stupiti o spaventati che siano. Egli, protagonista del cammino della Chiesa, percorre i sentieri umani dell’incredulità per sanarli con la fede, e continua a camminare nel tempo, mostrando le mani e i piedi nella carne e nelle ossa dei credenti.

vv. 41-42. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Ogni invito a mensa nasconde il desiderio dell’intimità, è un rimanere, un condividere. La risurrezione non toglie a Gesù di presentarsi come il luogo della condivisione. Quel pesce arrostito, mangiato per anni insieme ai suoi, continua ad essere veicolo di comunione. Un pesce cucinato nell’amore, l’uno per l’altro: un cibo che non smette di rassicurare la fame nascosta dell’uomo, un cibo capace di sfatare l’illusione di un qualcosa che finisce tra le rovine del passato.

v. 44. Poi disse: “Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. I momenti di ansia, di commozione, di pianto per la propria nazione (Lc 19,41), la fatica del salire a Gerusalemme, le tentazioni avevano demarcato quel confine perennemente presente tra umiliazione-nascondimento e affermazione-gloria focalizzato nelle varie fasi della vita umana di Gesù attraverso la luce del volere del Padre. Amarezza, oscurità e dolore avevano nutrito il cuore del Salvatore: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (Lc 12,50). Ora è pienamente visibile e propositiva l’opera della grazia perché ad opera dello Spirito l’eschaton già attuato in Cristo e nel credente crea un’atmosfera di lode, un clima di gioia e di pace profonda, tipiche delle cose compiute. La parusia segnerà la fine del cammino salvifico, tempo di consolazione e di restaurazione di tutte le cose (At 3,21).

v. 45. Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture. La fede apostolica nella risurrezione di Gesù costituisce la chiave ermeneutica per l’interpretazione delle Scritture e il fondamento dell’annuncio pasquale. La Bibbia si adempie in Cristo, in lui è unificata nella sua valenza profetica e acquista il suo pieno significato. L’uomo non può da solo capire la Parola di Dio. La presenza del Risorto apre la mente alla comprensione piena di quel Mistero nascosto nelle parole sacre dell’esistenza umana.

v. 45-47. Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. In Luca la salvezza tocca tutte le dimensioni umane attraverso l’opera del Cristo che salva dal male, che libera dalle tenebre (At 26,18) e dal peccato (Lc 5,20-26; At 2,38), dalla malattia e dalla sofferenza, dalla morte, dall’incredulità, dagli idoli; che realizza la vita umana nell’essere comunità di Dio, fraternità lieta di amore; che non lascia orfani ma si rende presente incessantemente con il suo Spirito dall’alto (At 2,2 ). La salvezza radicale dell’uomo è nel liberarsi dal suo cuore di pietra e nel ricevere un cuore nuovo il che comporta un dinamismo che liberi da ogni forma di schiavitù (Lc 4,16-22). Dio dirige la storia; è lui che opera l’evangelizzazione e guida il cammino dei suoi. L’evangelista dei grandi orizzonti – da Adamo al regno, da Gerusalemme ai confini della terra – è anche l’evangelista della quotidianità. È in atto il processo storico-escatologico per il quale la storia concreta si compie trascendendo la storia umana e Gesù continua a offrire la salvezza mediante il suo Spirito che crea testimoni capaci di profezia che diffondono la salvezza finché nel ritorno del Cristo (Lc 21,28) si renderà manifesta la piena liberazione dell’uomo. In At 2,37 si trova riassunto tutto l’iter salutis che qui è accennato: accogliere la parola, convertirsi, credere, farsi battezzare, ottenere il perdono dei peccati e il dono dello Spirito. La parola di salvezza, parola di grazia, dispiega la sua potenza nel cuore che ascolta (Lc 8, 4-15) e l’invocazione del Nome del Salvatore suggella la salvezza in colui che si è convertito alla fede. C’è complementarietà tra l’azione di Gesù per mezzo dello Spirito, attuata senza la mediazione della Chiesa (At 9, 3-5), e quella compiuta mediante la Chiesa alla quale egli stesso rinvia come nel caso della chiamata di Paolo (At 9, 6-18).

v. 48. Di questo voi siete testimoni. Chiamata a tracciare nella storia umana il cammino della testimonianza, la comunità cristiana proclama con parole ed opere il compimento del regno di Dio fra gli uomini e la presenza del Signore Gesù che continua ad agire nella sua Chiesa come Messia, Signore, profeta. La Chiesa crescerà e camminerà nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo (At 9,31). È un cammino di servizio, volto a far risuonare agli estremi confini della terra (At 1,1-11) l’eco della Parola di salvezza. Pian piano il cammino si allontana da Gerusalemme per dirigersi nel cuore del mondo pagano. Nell’arrivo a Roma, capitale dell’impero, Luca porrà la firma ai suoi passi di evangelizzatore. Nessuno davvero sarà escluso nel percorso. Destinatari della salvezza sono tutti gli uomini, in particolare i peccatori per la conversione dei quali c’è grande gioia in cielo (Lc 15,7.10). Come Maria che per Luca è il modello del discepolo che cammina nel Signore, i credenti sono chiamati ad essere trasformati interamente per vivere la maternità messianica, nonostante la propria condizione “verginale”, espressione della propria povertà di creatura (Lc 1,30-35). Il sì del Magnificat è la via da percorrere. Camminiamo portando in noi la parola della salvezza; camminiamo nella fede, fidandoci di Dio che mantiene le promesse; camminiamo nell’esultanza di Colui che ci rende beati non per merito ma per umiltà di vita. Sia l’itinerario di Maria il nostro itinerario: andare, portati dallo Spirito, verso i fratelli avendo come unico bagaglio la Parola che salva: Cristo Signore (At 3,6).

iii) Riflessione:

Gesù nell’incontro personale con gli uomini ha offerto la sua presenza benevola, e atteso che i semi della parola e della fede germogliassero. L’abbandono degli apostoli, il rinnegamento di Pietro, l’amore della peccatrice, la chiusura dei farisei non lo hanno scandalizzato né turbato. Sapeva che non sarebbe andato perduto ciò che aveva loro detto e proposto… e infatti dopo la Pentecoste gli stessi uomini vanno davanti al sinedrio senza timore per affermare che è necessario obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, Pietro predica apertamente fino a morire su una croce come il suo Maestro, le donne sono mandate come testimoni della risurrezione agli apostoli, e un fariseo figlio di farisei, Paolo di Tarso, diventa apostolo delle genti. 
Se non puoi, uomo, sottrarti al vivere quotidianamente la morte di te stesso, non devi però dimenticare che la risurrezione si cela nelle tue piaghe per farti vivere di lui, fin d’ora. Nel fratello che per te può essere sepolcro di morte e di fango, una croce maledetta, troverai la vita nuova. Sì, perché il Cristo risorto assumerà le sembianze dei tuoi fratelli: un ortolano, un viandante, un fantasma, un uomo sulla riva del lago… Quando saprai accogliere la “sfida” di Pilato che penetra i secoli e non accetterai lo scambio proposto (Gv 18,39-40) perché avrai imparato nelle notti dell’abbandono che non puoi barattare la tua vita di brigante, tu che porti indegnamente il suo nome: Bar-Abba, figlio del Padre, con la vita di Gesù, l’unigenito Figlio del Dio vivente, il Signore della vita e della morte… allora griderai anche tu come l’apostolo Tommaso nello stupore della fede: “Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28), mio Dio e mio tutto, e non tramonterà più all’orizzonte delle tue giornate la bellezza dell’esultanza.

4. Oratio

Signore, noi ti cerchiamo e desideriamo il tuo volto:
un giorno, rimosso il velo, potremo contemplarti.

Ti cerchiamo nelle Scritture che ci parlano di te:
sotto il velo della sapienza accogliamo la croce, tuo dono alle genti.

Ti cerchiamo nei volti radiosi di fratelli e sorelle:
ti vediamo nelle impronte della tua passione sui loro corpi sofferenti.

Non gli occhi, ma il cuore ha la visione di te:
al chiarore della speranza noi speriamo di incontrarti per parlare con te.

5. Contemplatio

Signore, donaci la tenacia del camminare verso le vette, alla luce dell’unica Parola che salva. Come sorella di sangue, di quel Sangue che ci rende tutti fratelli, io resto qua, accanto alla tomba di ogni morte interiore per incamminarmi come un viandante nei sentieri del non senso e inoltrarmi nei sentieri dell’amicizia e dell’incontro. Voglio oggi condividere la meraviglia dell’amore umano, la gioia delle persone meravigliose che mi vivono accanto non nella periferia della loro esistenza, ma nei loro varchi segreti, lì dove il loro cuore abbraccia l’Assoluto di Dio. Grazie a te, che mi doni il suo volto risorto, per il tuo cuore innamorato della Vita e baciato dall’Eterno. Grazie a te per la tua libertà da esploratore che si immerge negli abissi dell’Essenziale. Dio del deserto che si fa giardino, possa io essere sempre una piccola fiamma accesa nel buio della ricerca umana, un calore che si espande lì dove il gelido vento del male distrugge e distoglie dagli orizzonti della Verità e della Bellezza per narrare al mondo la stupenda avventura dell’amore umano risorto, quell’amore che sa morire per incarnare il sorriso di Dio! Amen.

(Dal sito ocarm)

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