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Lectio: Domenica, 4 Novembre, 2018

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Lectio: Domenica, 4 Novembre, 2018

November 3, 2018      In Lectio No Comments
Lectio: Domenica, 4 Novembre, 2018

Quando le apparenze prendono la rivincita sull’amore…
Il comandamento più grande: amare Dio ed il prossimo
Marco 12,28-34

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Nel Vangelo di questa domenica uno dei dottori della Legge, responsabili dell’insegnamento religioso, vuole sapere da Gesù qual è il comandamento più grande. Anche oggi molte persone vogliono sapere ciò che è più importante nella religione. Alcuni dicono che la cosa più importante è essere battezzati. Altri dicono che è pregare. Altri dicono che è andare a messa o partecipare ad atti di culto la domenica. Altri dicono: amare il prossimo! Altri sono preoccupati solo delle apparenze o con incarichi nella chiesa. Prima di leggere la risposta di Gesù, tu cerca di guardare in te stesso e di chiederti: “Per me, cos’è la cosa più importante nella religione e nella vita?” 
Il testo descrive la conversazione di Gesù con il dottore della Legge. Durante la lettura cerca di fare attenzione a quanto segue: “In quali punti Gesù elogia i dottori della legge, ed in quali li critica?”

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 12,28: La domanda del dottore sul comandamento più grande
Marco 12,29-31: La risposta di Gesù
Marco 12,32-33: Il dottore approva la risposta di Gesù
Marco 12,34: Gesù conferma il Dottore

c) Il testo:

28Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?» 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; 30 amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te Marco 12,28-34stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi». 32Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è il punto del testo che più ti ha colpito? Perché? 
b) Cosa ha criticato Gesù nel dottore della Legge, e cosa ha elogiato? 
c) Secondo i versi 29 e 30, come deve essere il nostro amore verso Dio? In questi versi, cosa significa: cuore, mente, forza? Tutte queste parole, indicano forse la stessa cosa? 
d) Quale rapporto esiste tra il primo ed il secondo comandamento? Perché? 
e) Noi oggi siamo più vicino o più lontani dal Regno di Dio di quanto lo fosse il dottore che fu elogiato da Gesù? Cosa pensi?

5. Per coloro che vorrebbero approfondire maggiormente il tema

a) Contesto:

i) All’inizio dell’attività missionaria di Gesù, i dottori di Gerusalemme erano andati fino a Galilea per osservarlo (Mc 3,22; 7,1). Incomodati dalla predicazione di Gesù, avevano già accettato la calunnia secondo cui era posseduto dal demonio (Mc 3,22). Ora, a Gerusalemme, cominciano di nuovo a discutere con Gesù. 
ii) Negli anni 70, epoca in cui Marco scrive il suo vangelo, le mutazioni e persecuzioni erano molte e, per questo, la vita delle comunità cristiane era segnata dall’insicurezza. Nei tempi di mutazione e di insicurezza c’è sempre il rischio o la tentazione di cercare la nostra sicurezza, non nella bontà di Dio con noi, bensì nell’osservanza rigorosa della Legge. Di fronte a questa mentalità, Gesù insiste nella pratica dell’amore che relativizza l’osservanza della legge dandole il suo vero significato.

b) Commento del testo:

Marco 12,28: La domanda del dottore della Legge 
Poco prima che il dottore facesse la sua domanda, ci fu un dibattito di Gesù con i sadducei attorno al tema della fede nella risurrezione (Mc 12,18-27). Al dottore della legge, che aveva assistito al dibattito, piace la risposta di Gesù, e percepisce in lui una grande intelligenza e quindi approfitta dell’occasione per porre una domanda di chiarimento: “Qual é il più grande di tutti i comandamenti?” In quel tempo, i giudei avevano una grande quantità di norme per regolamentare nella pratica l’osservanza dei Dieci Comandamenti della Legge di Dio. Alcuni dicevano: “Queste norme hanno tutte lo stesso valore, poiché vengono da Dio. Non compete a noi introdurre distinzioni nelle cose di Dio”. Altri rispondevano: “No! Alcune leggi sono più importante di altre e, per questo, obbligano di più!” Il dottore vuole conoscere l’opinione di Gesù: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?” Tema molto discusso e molto polemico all’epoca.

Marco 12,29-31: La risposta di Gesù 
Gesù risponde citando un brano della Bibbia per dire che il primo comandamento è “amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la forza!” (Dt 6,4-5). Questa frase faceva parte di una preghiera chiamata Shemá. Al tempo di Gesù, i giudei pii recitavano questa preghiera due volte al giorno: al mattino ed alla sera. Era così conosciuta tra loro come lo è oggi tra noi il Padre Nostro. E Gesù aumenta citando di nuovo la Bibbia: “Il secondo è questo: ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso’ (Lev 19,18). Non esiste un comandamento più grande di questi due”. Risposta breve e molto profonda! E’ il riassunto di tutto ciò che Gesù ha insegnato su Dio e sulla vita (Mt 7,12).

Marco 12,32-33: La risposta del dottore della legge
Il dottore è d’accordo con Gesù e tira le conclusioni: “Sì, amare Dio ed amare il prossimo è molto più importante che tutti gli olocausti e tutti i sacrifici”. Ossia il comandamento dell’amore è più importante di tutti i comandamenti relativi al culto od ai sacrifici nel Tempio. Questa affermazione viene dai profeti del Vecchio Testamento (Os 6,6; Sl 40,6-8; Sl 51,16-17). Oggi diremmo: la pratica dell’amore è più importante delle novene, delle promesse, delle messe, delle preghiere e processioni. O meglio, le novene, le promesse, le messe, le preghiere e le processioni devono essere il frutto della pratica dell’amore e devono condurre all’amore.

Marco 12,34: Il riassunto del Regno
Gesù conferma la conclusione tratta dal dottore e dice: “Non sei lontano dal Regno!” Infatti, il Regno di Dio consiste nel riconoscere che l’amore verso Dio è l’amore verso il prossimo sono i più importanti. E se Dio è Padre, noi tutti siamo fratelli e sorelle e dobbiamo dimostrare questo nella pratica, vivendo in comunità. “Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti!” (Mt 22,4) I discepoli di Gesù devono iscrivere nella memoria, nell’intelligenza, nel cuore, questa grande legge: solo così si giunge a Dio nel dono totale al prossimo!

Marco 12,35-37: Gesù critica l’insegnamento dei dottori della Legge sul Messia
La propaganda ufficiale sia del governo che dei dottori della Legge affermava che il messia sarebbe venuto come Figlio di Davide. Era per insegnare che il messia sarebbe stato un re glorioso, forte e dominatore. Questo fu il grido della gente la Domenica delle Palme: “Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!” (Mc 11,10). Ed anche così gridò il cieco di Gerico: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!” (Mc 10,47). Ma qui Gesù mette in tela di giudizio questo insegnamento dei dottori. Cita un salmo di Davide: “Il Signore disse al mio signore: siediti alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi!” (Sl 110,1) E Gesù continua: “Se Davide stesso dice mio Signore, come può il Messia essere suo figlio?” Ciò significa che Gesù non era d’accordo con l’idea di un messia re glorioso, che sarebbe venuto come un re a dominare ed imporsi su tutti i nemici. Gesù preferisce essere il Messia servo annunciato da Isaia (Is 42,1-9). Lui dice: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).

Marco 12,38-40: Gesù critica i dottori della Legge
Infine Gesù richiama l’attenzione dei discepoli sul comportamento tendenzioso ed ipocrita di alcuni dottori della legge. A loro piaceva circolare per le piazze con lunghe tuniche, ricevere i saluti della gente, occupare i primi posti nelle sinagoghe ed i posti d’onore nei banchetti. A loro piaceva entrare nelle case delle vedove e predicare a lungo per poi ricevere denaro! E Gesù termina dicendo: “Questa gente riceverà un giudizio severissimo!” E’ bene che anche noi facciamo un esame di coscienza e guardiamo nello specchio di questo testo per vedere se in esso si rispecchia il nostro volto!

C) Ampliando le informazioni:

Il comandamento più grande

Il più grande e primo comandamento è e sarà sempre “amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la propria forza” (Mc 12,30). Nella misura in cui il popolo di Dio, lungo i secoli, ha approfondito il significato e la portata dell’amore di Dio, si è reso conto che l’amore verso Dio sarà vero e reale solo se diventa concreto nell’amore verso il prossimo. Per questo, il secondo comandamento che richiede l’amore verso il prossimo è simile al primo comandamento dell’amore verso Dio (Mt 22,39; Mc 12,31). “Se uno dicesse: io amo Dio, e odiasse il suo fratello, è un mentitore” (1 Gv 4,20). “Tutta la legge ed i profeti dipendono da questi due comandamenti” (Mt 22,40). All’inizio, comunque non era così chiara la portata delle esigenze dell’amore verso il prossimo. Su questo punto c’è stata un’evoluzione in tre tappe lungo la storia del popolo di Dio:

1ª Tappa: “Prossimo” é il parente della stessa razza
Il Vecchio Testamento insegnava già l’obbligo di “amare il prossimo come se stessi!” (Lv 19,18). In quel lontano inizio la parola prossimo era sinonimo a parente. Loro si sentivano obbligati ad amare tutti coloro che formavano parte della stessa famiglia, dello stesso clan, della stessa tribù, dello stesso popolo. Per quanto riguardava lo straniero, cioè coloro che non appartenevano al popolo giudeo, il libro del Deuteronomio diceva: “potrai esigerlo il diritto dallo straniero; ma quanto al tuo diritto nei confronti di tuo fratello (parente, prossimo), lo lascerai cadere!” (Dt 15,3).

2ª Tappa: “Prossimo è colui a cui mi avvicino, o che si avvicina a me
A poco a poco, il concetto di prossimo si allargò. E così, nel tempo di Gesù, ci fu tutta una discussione attorno a “chi è il mio prossimo?” Alcuni dottori pensavano che si doveva allargare il concetto di prossimo oltre i limiti della razza. Ma altri non volevano saperne di questo. Fu così che un dottore rivolse a Gesù questa domanda polemica: “Chi è il mio prossimo?” Gesù rispose con la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,29-37), in cui il prossimo non è né il parente, né l’amico, né il patrizio, ma colui che si avvicina a te, indipendentemente dalla religione, dal colore, dalla razza, dal sesso o dalla lingua. Tu devi amarlo!

3ª Tappa: La misura dell’amore al “prossimo” é amare come Gesù ci ha amato
Gesù aveva detto al dottore della Legge: “Tu non sei lontano dal regno di Dio!” (Mc 12,34). Il dottore era già vicino al Regno, perché di fatto il Regno consiste in unire l’amore verso Dio con l’amore verso il prossimo, come il dottore aveva affermato solennemente davanti a Gesù (Mc 12,33). Ma per poter entrare nel Regno gli mancava fare un passo in più. Il criterio dell’amore verso il prossimo, insegnato nel Vecchio Testamento, era “come te stesso”. Gesù espande questo criterio e dice: “Questo è il mio comandamento: amatevi come io vi ho amato! Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!” (Gv 15,12-13). Ora, nel Nuovo Testamento, il criterio sarà: “Amare il prossimo come Gesù ci ha amato!”. Gesù ha interpretato il senso esatto della Parola di Dio ed ha indicato il cammino sicuro per giungere ad una convivenza più giusta e più fraterna.

6. Pregare con il Salmo 46 (45)

Dio, rivelato in Gesù, è la nostra forza!

Dio è per noi rifugio e forza,
aiuto sempre vicino nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se crollano i monti nel fondo del mare.
Fremano, si gonfino le sue acque,
tremino i monti per i suoi flutti.

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio,
la santa dimora dell’Altissimo.
Dio sta in essa: non potrà vacillare;
la soccorrerà Dio, prima del mattino.
Fremettero le genti, i regni si scossero;
egli tuonò, si sgretolò la terra.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto portenti sulla terra.

Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà con il fuoco gli scudi.
Fermatevi e sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

(Dal sito ocarm)

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