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Chiostro e Convento

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Il trecentesco chiostro grande del Carmine Maggiore, cui si può accedere dalla chiesa, è un quadrilatero misurante 35 metri per lato e si presenta con le trasformazioni subite nei secoli XVII-XVIII. Il chiostro ebbe restauri nel 1775, nel secolo diciannovesimo e nel 1957.

Alle sue pareti sono affreschi di Leonardo de Grazia di Pistoia completati nel 1606 dal fiorentino Giovanni Balducci, con scene della vita dei profeti Elia ed Eliseo, alcune pie leggende carmelitane e scene della storia dell’Ordine e dei suoi santi. frammezzano i quadri 23 immagini a grandezza naturale di superiori generali, il che costituisce un “unicum” pittoresco nell’iconografia carmelitana. Escludendo le acqueforti sei-settecentesche. La decorazione sulle volte, dovuta al Balducci, riprende lo stile delle “grottesche” iniziato dal Raffaello.

Lungo i muri del chiostro sono conservati avanzi di un sarcofago della prima metà del secolo XV, ed altri monumenti funebri, e parti dell’antico pavimento, opere in parte dello stesso secolo e di epoca seguente.
Consumata dal calpestio una figura femminile marmorea ricorda una certa Sionna Grandidoma, una “vestita” carmelitana del secolo XV.

Sul lato occidentale si apre la porta (1631) della congregazione del Carmine, detta dell’abitino, i cui locali furono distrutti dalle bombe durante la seconda guerra mondiale.

Nel mezzo dell’ala meridionale sorge una torretta con orologio a quadrante del secolo XVIII in maiolica arabescata di scuola napoletana. Di fronte a questo orologio è una meridiana settecentesca.

L’ edificio conventuale presentava all’inizio una serie di corpi bassi, prevalentemente ad un piano, con chiostro che si svolgeva secondo un solo ordine di archi, concluso al piano superiore da una terrazza ad uso delle celle. L’aumentato numero dei frati, i ripetuti terremoti fin dal 1466, l’incendio del 1755, le vicissitudini alterne della comunità, portarono a rinnovare in forme nuove ogni ambiente conventuale.

Nei secoli XVII – XVIII vennero eseguite profonde trasformazioni in tali ambienti. Nel chistro si ebbe anche una sopraelevazione condotta in due tempi, con l’aumento prima di un piano in tutte le ali del chiostro stesso, e poi con la realizzazione di un secondo piano solo su tre lati. Questo lavoro portò all’inglobamento delle originarie colonne in granito nella muratura dei pilastri pressoché quadrati.

Di recente vari restauri sono stati compiuti nell’edificio, mentre l’allargamento di Via Marittima ha portato alla demolizione del quattrocentesco chiostro “piccolo”, di cui alcuni resti si possono ancora ammirare sul fianco del convento che dà su detta via.