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Corradino di Svevia

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Corrado V del Sacro Romano Impero era figlio di Corrado IV, ed ultimo erede della casata degli Hohenstaufen. Corradino crebbe in Baviera e senza padre, morto quando aveva appena due anni, mentre sul trono italiano sedeva illegittimamente Manfredi di Sicilia. Alla morte dello zio Manfredi che fu sconfitto da Carlo I d’Angiò nella Battaglia di Benevento nel 1266, i ghibellini italiani ne implorarono la venuta nella penisola e Corradino, nel settembre del 1267, a quindici anni, mosse finalmente alla riconquista del suo regno. Entrò in Italia senza ostacoli e fu accolto calorosamente a Verona, a Pavia e specialmente a Pisa, ma giunto a Tagliacozzo trovò il nemico accampato; lo scontro fu cruento. Corradino fu sconfitto dopo un’apparente vittoria iniziale: si narra che un nobile di parte angioina indossasse in battaglia le vesti di Carlo e ne esponesse le insegne. Caduto questo combattente, i ghibellini ebbero l’illusione di aver ucciso l’odiato francese e di avere in pugno la vittoria. Si lanciarono così all’inseguimento dei guelfi in apparente rotta, per essere poi travolti dalla carica di 800 cavalieri di parte angioina, fino ad allora tenuti in riserva. Lo schieramento ghibellino non resse il colpo e si disperse, subendo la strage e causando la disfatta dell’armata di Corradino, che riuscì a mettersi in salvo insieme al cugino Federico d’Austria fuggendo verso le paludi pontine. Furono però riconosciuti e consegnati nelle mani di Carlo d’Angiò, che con sommario processo li condannò alla pena capitale eseguita mediante decapitazione sul Campo Moricino, (l’attuale Piazza Mercato) il 29 ottobre 1268. I corpi dei giovani furono dapprima gettati verso il mare e parzialmente coperti da pietre, per la pietà del popolo, poi grazie alle preghiere dell’Arcivescovo di Napoli, le loro salme furono sepolte all’interno della chiesa del Carmine.
La tradizione popolare vuole che la madre di Corradino, Elisabetta di Baviera, portatasi a Napoli per riscattare il figlio, avendolo trovato morto, avrebbe devoluto la somma del riscatto a favore dei Carmelitani perché ne suffragassero l’ anima. Se la presenza di Elisabetta di Baviera a Napoli non è storicamente verificabile, è certo però che già nei secoli XV-XVI i frati celebrassero ogni giorno all’altare maggiore una messa in suffragio dell’ “imperador Corradino”, come attesta il codice del sec. XVI che riporta un precedente documento del 1474 con la lista dei legati di messe, databili ad epoche anteriori.