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Festa del Carmine

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Alla festa religiosa, si affianca la festa esterna…quella che trova il suo culmine nell’incendio del Campanile…sono davvero pochi i napoletani che non l’hanno mai visto.
Ma a questo punto è importante fermarsi un attimo e trovare le radici storiche di questa festa, per comprenderne appieno il significato.
Probabilmente l’origine della festa in onore della Madonna Bruna risale al 1500, dopo i prodigiosi avvenimenti del pellegrinaggio a Roma.
La prima notizia certa di una festa la apprendiamo dalla “Cronistoria del Real Convento del Carmine Maggiore di Napoli” scritta dal P. Pier Tommaso Moscarella, quando nel raccontare gli eventi della rivoluzione di Masaniello del 1647 scrive così:
“…principiò il tumulto nel dì 7 di Luglio coll’occasione della festa del Carmine, in cui era costume di farsi nella Piazza del Mercato un Castello, e questo poi alla militare si saccheggiava; Masaniello per ciò secondo il solito fece una compagnia di ragazzi in numero di quattrocento che portavano per armi una cannuccia…”.
Da questo breve cenno storico si evincono alcuni elementi: il cronista, in merito alla costruzione del castello, ci dice che “era costume”, quindi una tradizione consolidata da tempo, e si può pensare che questo spettacolo sia all’origine forse della tradizione dell’incendio del campanile se teniamo presente che l’assedio al castello si concludeva con l’incendio dello stesso. Altro elemento importante è che Masaniello “secondo il solito”, (ancora una volta ci troviamo di fronte a un’usanza consolidata nel tempo), “fece una compagnia di ragazzi in numero di quattrocento” se si pensa al fatto che questa era solo una porzione dell’“esercito”, ci rendiamo conto che già nel 1647, la festa del Carmine richiamava numerosissime persone, non solo come spettatori ma anche come parte attiva della festa.
Andando avanti nel tempo arriviamo nel 1700, in occasione del bicentenario del pellegrinaggio a Roma dell’Icona della Bruna, si volle festeggiare in modo particolare l’evento e ancora una volta la cronistoria ci fornisce le notizie:
“…quindi in onore di essa Beatissima Madre di Dio nel mese di Luglio di quest’anno con straordinaria pompa se ne celebra in nostra Chiesa la memoria. Per tre sere fu illuminato con copiosi lumi il Campanile: avanti la Chiesa erettivi due orchestri con organetti fuvvi musica per tutte le tre sere…”
Probabilmente in questi anni era caduto in disuso l’assalto del castello, (forse per volontà dei sovrani per evitare lo spunto per nuove insurrezioni popolari), sostituita dall’illuminazione del campanile “con copiosi lumi”. Troviamo qui per la prima volta un aspetto importante della festa, quello cioè di mettere in risalto il Campanile: probabilmente l’idea nasce dal fatto di voler mettere bene in evidenza la festa della Madonna e richiamare così anche i più lontani dalla religione.
Altre notizie ci vengono fornite dai registri di introito ed esito delle corporazioni religiose soppresse che si trovano presso l’Archivio di Stato:
“Viglietto di Palazzo per la Cappella Reale che non si fece nell’ottava di nostra festa nell’anno 1713”
Troviamo ragione della mancanza della Cappella Reale forse per motivi di ordine politico non ancora del tutto stabilito, considerato che a Napoli in quell’anno entrava a regnare Carlo VI d’Asburgo.
“Donazione di S.M. Carlo di un barilotto di polvere pirica per la festa di nostra Madonna del Carmine nell’anno 1735”
Da questo si deduce che con la venuta di Carlo III, i Reali contribuivano notevolmente alla Festa della Madonna. E così in tutti gli anni del suo regno e in quello successivo di Ferdinando IV.
Arriviamo quindi al 1875, in occasione dell’incoronazione dell’Icona da parte del Capitolo Vaticano, le notizie ci sono fornite da Clemente Domenico:
“Nelle sere dei giorni 11, 15, 16 e 17 vi furono luminarie a gas; la sera del 18 fuochi artificiali, per godersi i quali una moltitudine di gente affollò con centinaia di barche tutta la parte del mare che guarda verso il Carmine”.
Nella seconda metà del ‘900 la festa ha assunto un carattere grandioso, basti pensare che le luminarie si estendevano fino a Porta Capuana. Lo svolgimento della festa avveniva in più serate, con il festival della canzone e l’immancabile incendio del Campanile.

Dunque, dire con precisione quando si sia iniziato a fare l’incendio del Campanile è davvero molto difficile, ma bisogna adesso fare le dovute considerazioni e trarne le conclusioni.
Sebbene le notizie storiche siano alquanto lacunose e incomplete, nei pochi registri di esito ancora esistenti presso l’Archivio di Stato, sono rarissime le notizie di spese fatte per la festa: questo ci da la conferma che le spese venivano offerte dai devoti, e ognuno dava il suo contributo come poteva, quindi è proprio il caso di dire, che la festa del Carmine è la festa dei napoletani, di tutti coloro che amano invocarla “mamma d’o Carmene”.
Se analizziamo la festa, abbiamo mai pensato al significato che ha il ritrovarsi insieme di tante persone ai piedi della Madonna? Sono tutti ai piedi della stessa Mamma! Tuttavia l’incendio del campanile, a prescindere dal significato annesso, cioè quello della Madonna che accorre in aiuto nel momento del pericolo e spegne le fiamme che divampano sul campanile, dà un senso di appartenenza filiale, continua ad essere sentito da tanti, se non proprio da tutti, che si riconoscono in esso e che, se dovesse venire meno, forse farebbe smarrire una parte della propria identità.
Credo che a questo punto ci sia affidata una grande responsabilità, quella di far vedere concretamente a chi verrà dopo di noi come si vive lo spirito di comunione cristiana, festeggiando Colei che, come Madre, sta nel cuore di tutti i figli!
Se tutti insieme metteremo le nostre buone volontà nelle mani di Maria, se il nostro contributo è dato con amore, quello vero, vissuto concretamente e quotidianamente, perderemo qualcosa del nostro “sempre più importante io personale”, ma ci farà ottenere e ci garantirà una ricompensa vera, assai oltre quella umana.