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Il Carmine Maggiore

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La storia illustra ampiamente il perché del titolo “Carmine Maggiore” dato a questa chiesa e al convento dei Carmelitani di Napoli.
Negli anni 1321 – 1333/36 il convento fece parte con altri del tentativo di formare una provincia religiosa dell’Ordine nel Meridione. Nel 1472, in una nuova divisione delle province, divenne la sede principale della provincia di Terra di Lavoro. Ospitò nel 1510 il capitolo generale dell’Ordine. In tale occasione, come ricordano le cronache, essendo numerosi i partecipanti, non fu possibile tenerli tutti insieme, ma fu necessario porli “in diversi alloggiamenti” e per soddisfare alle esigenze della cucina il convento si fece “prestare un bronzo dalla coccina del Castello di Capuana”, che era stata cucina regia.
Nel 1524, il convento fu posto sotto l’immediata giurisdizione del priore generale dell’Ordine, mentre il suo priore godeva delle prerogative dei provinciali ed aveva la carica di commissario su ben 15 grancie o conventi minori. Ad opera dei suoi religiosi vennero anche fondati altri 29 conventi, e sempre dal Carmine maggiore l’avvio della riforma post-tridentina di S. Maria della Vita, che fu illustrata da non poche figure per eminente virtù, tra cui fra’ Stefano Pelosio, del quale pende a Roma la causa di beatificazione e canonizzazione.
Vicende tristi contrassegnarono pure la vita del Carmine Maggiore. Dopo la sommossa di Masaniello, nel 1648 i locali conventuali erano occupati dai soldati spagnoli. Tale situazione durò ben 14 anni, quando l’opera svolta dal priore generale Girolamo Ari, portatosi personalmente a Napoli, rese possibile nel 1662 una soluzione soddisfacente.
Nel 1792 per sopperire alle esigue risorse dell’erario dello stato, depauperato dalle spese militari, furono incamerati ori (per libbre 23 circa) e argenti (per libbre 1795 circa) in possesso del Carmine. Ciò fruttò allo stato una somma complessiva di 29751 ducati. L’anno seguente il convento fu costretto a versare ancora allo stato altri mille ducati in “mutuo grazioso”, e nel 1794 per urgenti necessità della città e del regno ancora 1500 ducati.
Varie volte i frati soggiacquero a soppressione. La prima fu nel 1799, quando il 1° marzo esigenze militari e civili imposero ad essi di sgombrare i locali conventuali. I Carmelitani risultavano il seguente 9 marzo già passati al Gesù Vecchio o Salvatore, dove vennero sorpresi per perquisizioni e arresti. Poterono però tornare al Carmine nel giugno dello stesso anno, facendo le riparazioni più urgenti. Nell’ottobre del 1809, durante il governo di Gioacchino Murat, i frati vennero nuovamente cacciati da decreto reale che scioglieva gli ordini religiosi. Con il ritorno dei Borbone, essi poterono rientrare nel 1820 al Carmine, dal quale furono espulsi ancora una volta dalla soppressione delle corporazioni religiose attuata dal nuovo Stato italiano nel 1866; la chiesa passava alle cure del card. arcivescovo di Napoli. Chiesa e parte del convento furono restituite all’Ordine nel 1896.
Dal 1947 il Carmine Maggiore è la sede principale del Commissariato che intitolato a “Santa Maria La Bruna”, riunisce e coordina tutti i conventi della provincia religiosa.
Al pari degli altri ordini mendicanti, il Carmine Maggiore ebbe un proprio studio, elevato al rango di “studium generale” nel 1333. Particolare cura ebbero verso di esso i capitoli generali nei secoli XV-XVI e nel 1578 Filippo II assegnava 200 ducati annui perr il suo mantenimento. All’epoca del Tanucci fu aperto anche alla formazione dei laici.
In questo studio, attivo fino alla forzata chiusura del 1866, passò un gran numero di religiosi dell’Ordine; di essi molti ascesero a cattedre universitarie anche fuori Napoli. Per fare alcuni nomi è sufficiente ricordare che tra i maestri dello studio si trova fra’ Augerio, che fu cappellano di re Roberto nel 1327, con uno stipendio di un’oncia d’oro, fra’ Giovanni De Signo, priore varie volte del Carmine Maggiore stesso e fra’ Agnello (+1421), che fu esimio teologo e noto biblista. Da medesimo studio uscirono valenti oratori che illustrarono i più celebri pulpiti dell’Ordine in Italia. Numerosi pure gli scrittori forgiati sempre alla scuola del Carmine; gli elenchi d’archivio offrono di essi 78 nominativi, tra quelli che hanno trattato materie ecclesiastiche e argomenti di scienze naturali e filosofiche.
Ben 18 sono stati i vescovi e due gli arcivescovi scelti tra i religiosi del Carmine Maggiore preposti alle diocesi dell’antico regno di Napoli. Il ventunesimo alunno dello stesso convento insignito della dignità episcopale è Mons. Filippo Iannone, consacrato vescovo ausiliare di Napoli nel 2001, dal 2006 Arcivescovo Vicegerente dell’Arcidiocesi di Roma. Due i priori generali dell’Ordine: P. Mariano Ventimiglia e P. Giovanni Tufano, entrambi morti nel 1790. Circa una ventina sono i suoi religiosi morti in concetto di santità.