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Centro Accoglienza P. Elia Alleva
Basilica Santuario del Carmine Maggiore
Già agli inizi del secolo XX il carmelitano P. Elia Alleva, conosciuto a Napoli come "monaco santo", aveva in mente di realizzare delle opere accanto al Santuario della Vergine Bruna, perché profondamente convinto che un Santuario debba sempre esprimersi anche in opere caritative. Ciò però si rese attuabile solo più tardi quando, per interessamento dei padri stessi del Santuario si cercò di venire incontro, in modo più sistematico di quanto si faceva in precedenza, alle necessità della gente senza fissa dimora che gravita nella zona del Mercato. Sorse così nel 1986 la mensa dei poveri. La comunità dei carmelitani mise a disposizione gli ambienti necessari, l'acqua, la corrente elettrica, il gas, la suppellettile e le stoviglie, mentre gli alimenti da distribuire erano raccolti con offerte e beni in natura dai fedeli. Nella gestione della mensa collaborarono dall'inizio circa 20 volontari che si alternavano di giorno in giorno.
Dopo sette anni questa iniziativa ebbe un ampliamento nel Centro di accoglienza intitolato al ricordato P. Elia Alleva e inaugurato dal Card. Michele Giordano in occasione della solennità della Madonna del Carmine, nel 1993.
La struttura del Centro è in grado di offrire, oltre 200 pasti giornalieri a persone indigenti, più servizi che spaziano dalle docce al guardaroba, dall'assistenza medica ad attività formative. Il Centro si occupa in particolare di persone senza fissa dimora, extracomunitari, bisognosi e ospiti del dormitorio pubblico. Il Centro anche assicura nei limiti di quanto si ha a disposizione, l'assistenza a famiglie meno abbienti della parrocchia. La gestione del centro è curata dai Padri Carmelitani della basilica con la collaborazione di un gruppo di volontari e di terziari e terziarie carmelitani. A tutti i collaboratori si ricorda che nello spirito della visita di Maria SS. ma a sua cugina Elisabetta, servono Cristo Gesù negli ultimi da amare e trattare come fratelli. Il Centro si sostiene unicamente con le offerte in denaro e in natura dei benefattori e non riceve sussidi da alcun ente statale o privato. Riguardo a quest'ultimo aspetto, si tratta di una scelta che valorizza ancor più l'impegno quotidiano dei volontari (tra cui anche alcuni medici e infermieri) che sono presenti nella struttura per cucinare, servire ai tavoli, offrire agli ospiti i servizi di cui hanno bisogno, offrendo amicizia e aiuto concreto per i mille problemi che costellano la loro esistenza.