Basilica Santuario del Carmine Maggiore
Per ordine di Federico II d'Aragona il 24 giugno dell’anno 1500 si radunarono nella chiesa del Carmine molti malati per implorare dal cielo, attraverso la mediazione materna di Maria, la sospirata salute. In seguito si parlò di guarigioni avvenute. Quel 24 giugno era un mercoledì. Questo fatto forse determinò la scelta di venerare in modo particolare in questo giorno della settimana la Vergine Bruna. Nacquero così i "mercoledì del Carmine" una pia pratica che ben presto da Napoli si diffuse non solo in tutto l'antico Regno di Napoli, ma anche fuori di esso specialmente nelle chiese dell'ordine Carmelitano. La devozione dei "mercoledì del Carmine" assunse in breve tempo tutta una serie di pratiche religiose con confessioni comunitarie la mattina e le litanie cantate la sera, concluse con l'inno "O gloriosa Domina"; più tardi si aggiunse una "coroncina". Le invocazioni di queste litanie sono quasi tutte d'origini lauretana mentre altre sono tipiche carmelitane. Ciascuna invocazione viene preceduta dalle parole "Sancta Maria". I vari elogi sono raggruppati sotto alcune parole chiave: "Mater","Virgo", i simboli biblici, "Regina", con l'invocazione finale alla stessa "S. Maria de Bruna", speranza di tutti i Carmelitani. La struttura di questa preghiera litanica appare esser della fine del secolo XV o inizi del seguente. La pia pratica del "mercoledì" continua ancor oggi, e il pio pellegrinaggio permane come realtà viva nella pietà dei napoletani verso la Vergine Bruna. Il "mercoledì", pur conservando i tratti tradizionali, viene oggi impostato come giorno di catechesi: ogni anno pastorale si sceglie una tematica che poi viene sviluppata durante la Messa delle ore 10, momento maggiore affluenza dei pellegrini.
Nel 1524, riconoscendo il convento del Carmine Maggiore come principale d'Italia, il capitolo generale dell'Ordine Carmelitano lo pose sotto la cura speciale del priore generale, per far crescere la celebrità della devozione e il concorso dei fedeli. In quasi tutta Europa, numerose erano le chiese dell'ordine che avevano tale immagine; il segretario del priore generale Enrico Silvio ( inizio sec. XVII ) ne contò 53. Per espressa disposizione dei superiori se ne fecero copie, come in Belgio, ove nel 1657 se ne prescriveva una in ogni chiesa e se possibile anche in convento.
Nel 1567 papa S. Pio V concedeva, a causa delle porte anguste d'ingresso della chiesa del Carmine Maggiore, afflusso dei fedeli le donne potessero entrare ed uscire attraverso la porta del chiostro grande. Una concessione che deroga alle rigide regole tridentine sulla clausura claustrale. Diffondendosi ulteriormente il culto a "La Bruna", la sua festa al 16 luglio venne introdotta nel calendario liturgico della diocesi e città di Napoli per decreto del sinodo diocesano celebrato nel 1595 sotto l'arcivescovo Annibale di Capua.
Dal secolo XVI alla devozione verso "La Bruna" venne unita anche quella dello Scapolare del Carmine e successivamente la conseguente pietà verso le anime purganti. Di qui il popolare appellativo dato ad essa di "Mamma" d' ò Carmine".
La storia della devozione a "La Bruna" si intesse anche con le vicende gioiose e dolorose della città stessa. Basti pensare ai terremoti del 1538, 1688 e 1707, all'eruzione del Vesuvio nel 1631, alle varie epidemie; e alle grazie e favori elargiti ricorrendo in queste occasioni alla intercessione della Madonna. Sulle grazie e prodigi venivano pubblicate delle raccolte che erano lette per stimolare la devozione e che servivano pure ai cantastorie che nelle piazze e vie di Napoli e di altre città del meridione le commentavano con cartelloni appositamente illustrati e alla presenza dei popolani attenti e commossi.
Da notare poi che durante il viceregno spagnolo era costume dei viceré visitare devotamente e in forma ufficiale ogni settimana il santuario della Vergine Bruna, spesso in coincidenza con la celebrazione dei "mercoledì del Carmine", e partecipare alle solenni celebrazioni di luglio. Il Marchese del Carpio fece fare una copia dell'immagine venerata della Vergine Bruna per il proprio oratorio. Questa stessa copia fu poi da Carlo III di Borbone collocata nella cappella reale di Napoli . Anche il figlio di quest'ultimo, Ferdinando I, soleva recarsi però privatamente alla chiesa del Carmine ogni settimana. I suoi successori, e cosi fu fino a Ferdinando II e Francesco II, continuarono a visitare privatamente la sacra immagine una volta l'anno, mentre in occasione della festa di luglio i governatori della città vi intervenivano in forma solenne ed ufficiale. Inoltre lo stesso Ferdinando II volle, con la sua famiglia, ricevere anche lo scapolare del Carmine in occasione di una delle sue visite al Carmine. L'episodio è ricordato da un'incisione a bulino del tempo.
Dinanzi alla Vergine Bruna sostarono in preghiera altri Re, principi, personaggi illustri del mondo politico e culturale e persone eminenti per santità. Ricordiamo solo alcuni nomi: papa Pio IX (il 3 febbraio 1850), forse anche S. Gerardo Maiella, S. Francesco Saverio Maria Bianchi, il beato Giovanni Soreth, il beato Nunzio Sulprizio, S. Giuseppe Moscati, la ven. Serafina di Dio, Maria Cristina di Savoia (che donò due cuscini di seta lavorati di sua mano), i cardinali Merry del Val ed Eugenio Tisserant, Massimiliano di Baviera, Umberto II di Savoia e Maria Josè, Enrico de Nicola.
Nel 1990, Sua Santità Giovanni Paolo II ebbe modo di renderle omaggio e di pregare dinanzi alla venerata immagine, così come fece lo stesso Sua Santità Benedetto XVI nell’Ottobre 2007.
Espressiva caratteristica di devozione ha anche assunto l'omaggio reso alla Vergine Bruna da artisti e musicisti, tra cui i maestri Franco Michele Napolitano e Marco Errico Bossi, e dai più insigni interpreti della lirica italiana, come Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Tito Schipa, e altri. Quanto la "Madonna d'ò Carmine" insieme a "o Vesuvio" siano uniti nel cuore dei napoletani lo rileva ulteriormente un fatto che si riferisce a Giuseppe Garibaldi. Entrato a Napoli, egli compiva in carrozza scoperta una visita della città; mentre si trovava a passare davanti al Carmine Maggiore, fu avvertito da chi l'accompagnava di levarsi il cappello in segno di ossequio alla Vergine Bruna per non sollevare malumore tra il popolo presente al suo passaggio e non rischiare di avere qualche affronto. Il che il Nizzardo prontamente fece.
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