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La Repubblica Partenopea del 1799

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Il 23 gennaio 1799, dopo un anno intero di ribellioni e sommosse contro il Re Ferdinando IV, e in preda all’anarchia generale, con l’approvazione e l’appoggio dei comandanti dell’esercito francese, viene proclamata la Repubblica Napoletana.
La vita della Repubblica fu difficile fin dagli inizi: mancava l’appoggio del popolo. Sebbene i repubblicani fossero spesso personalità di grande rilievo e cultura, erano alquanto lontani dalla conoscenza dei reali bisogni del popolo napoletano.
A questo si aggiunse una repressione spietata contro gli oppositori del regime che non aiutò a conquistare le simpatie popolari.
Nel mese di febbraio, il cardinale Fabrizio Ruffo, era intanto sbarcato in Calabria con l’assenso regio, riuscendo a costituire in poco tempo un’armata popolare l’Esercito della Santa Fede e a impadronirsi rapidamente della regione e quindi della Basilicata e delle Puglie, puntando su Napoli.
I repubblicani tentano di difendersi da soli contro l’armata sanfedista che giunge da Sud, ma il 13 giugno la città è raggiunta e viene riconquistata dal cardinale Ruffo nell’ultima battaglia al Ponte della Maddalena e nonostante l’ultima strenua resistenza del Forte di Vigliena.
Nei mesi seguenti, con una giunta nominata da Ferdinando cominciano dunque i processi contro i repubblicani su circa 8.000 prigionieri.
Nel Carmine trovarono sepoltura 35 (non 91 come a volte è detto) esponenti della rivoluzione partenopea decapitati in piazza mercato. Tra i sepolti nell’atrio della chiesa, nella sala capitolare e nella congregazione furono: Mons. Natale (vescovo di Vico Equense), Ettore Carafa (conte di Rufo) Francesco Mario Pagano, Domenico Cirillo, il carmelitano P. Francesco Saverio Granata (professore di matematica nella reale accademia militare di Napoli), e la nobildonna Luisa Sanfelice.