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Masaniello

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Durante il vice regno di Spagna il Carmine si trovò spesso al centro delle vicende cittadine e i religiosi si acquistarono molta stima per il bene che facevano alla povera gente della zona del Mercato e del Lavinaio.
Nel 1646-47 per motivi economici e politici in tutto il vice-regno vi furono agitazioni. Tra di esse la più nota è la sommossa di Napoli, iniziata proprio a piazza Mercato il 7 Luglio 1647 per protesta contro la gabella imposta dal viceré sulla frutta fresca; sommossa che si diffuse in tutta la città confluendovi tutti i malcontenti e tutte le aspirazioni popolari. L’agitazione trovò il suo capo e simbolo in Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, pescivendolo che si prestava volentieri per delle commissioni per i religiosi del Carmine. E proprio questo legame fece del Carmine stesso la sede delle trattative col viceré e la mediazione del Card. Filomarino. Il 16 luglio, giorno della festa della Madonna del Carmine, dalla finestra di casa sua, cercò inutilmente di difendersi dalle accuse di pazzia e tradimento che provenivano dalla strada. Sentendosi braccato cercò rifugio nella chiesa del Carmine, e qui, interrompendo la celebrazione della messa, si spogliò nudo e iniziò il suo ultimo discorso al popolo napoletano. I frati lo invitarono a porre fine a quel gesto poco edificante, ed egli obbedì, mettendosi a passeggiare nel corridoio principale del convento. Là lo raggiunsero alcune persone armate, che prima gli tirarono quattro colpi di archibugio, togliendogli la vita, e poi lo decapitarono. La testa mostrata al viceré fu portata in giro per la città mentre il corpo fu buttato in un fosso fuori la porta del Carmine. Non erano passate ventiquattro ore che subito si videro i frutti dell’uccisione di Masaniello: il peso del pane diminuito e le gabelle rimesse in vigore. Il popolo si rese subito conto dell’errore e così ne raccolse il cadavere lavandolo nelle acque del Sebeto, la testa fu ricongiunta al corpo e subito portato in processione. Alle tre del mattino, finita la processione, fu data sepoltura al feretro nella chiesa del Carmine, dove i resti di Masaniello rimasero fino al 1799. In quell’anno, dopo aver represso violentemente la rivoluzione per la Repubblica Napoletana, Ferdinando IV di Borbone ne ordinò la rimozione e la dispersione allo scopo di cancellare il ricordo di ogni opposizione al potere regio.
Dopo la sommossa di Masaniello, nel 1648 i locali conventuali erano occupati dai soldati spagnoli. Tale situazione durò ben 14 anni, quando l’opera svolta dal priore generale Girolamo Ari, portatosi personalmente a Napoli, rese possibile nel 1662 una soluzione soddisfacente.