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Sacrestia e Penitenzeria

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Lasciando ora la crociera, si entra nella sagrestia. Nella sua forma attuale, dal grazioso e bizzarro movimento delle linee decorative e dal colore vivace degli affreschi, risale al 1736. Misura metri 13,35 di lunghezza e 7,60 di larghezza, mentre è alta metri 10. Fu eseguita su disegno di Tagliacozzi-Canale e affrescata da Filippo Falciati (detto da alcuni Falciatore), mentre per i marmi vi lavorarono i fratelli Giuseppe e Gennaro Cimmafonti, per gli stucchi Pietro Bonocore, per gli ornamenti alle pareti Giuseppe Melillo e per le dorature Gaetano Tacca. Per l’esecuzione di questa meravigliosa sacrestia furono spesi ben 7.426 ducati.
Il grandioso affresco della volta rappresenta il sacrificio di S. Elia profeta sul Monte Carmelo, mentre l’altro sulla parete principale il profeta Eliseo durante la fame in Samaria.

Lateralmente, sotto le lunette della volta stessa, in sei grandi medaglioni sono affrescati altrettanti santi carmelitani: S. Alberto, S. Andrea Corsini, S. Angelo Martire (e non S. Brocardo, come ritenuto da alcuni); e a destra S. Maria Maddalena de’ Pazzi, S. Cirillo d’Alessandria, S. Teresa di Gesù. Sotto i medaglioni stucchi e fregi dorati. Tutti gli affreschi, opera di Filippo Falciati (1741) sono stati restaurati nel 1937 da Giuseppe Aprea.L’altare situato nel fondo della sagrestia è un vero gioiello dovuto alla devozione di Carlo III di Borbone, che lo fece costruire nel 1741-42 e dedicare ai SS. Carlo e Amalia, oltre che alla Madonna e a S. Sebastiano. Il Quadro dei santi sull’Altare è di Falciati.

I finti armadi intarsiati, che coprono parte delle pareti e dovuti a Giovanni Battista Bisogni e fratelli, sono di radice di noce e vengono intramezzati da sei porte dalle cornici marmoree, le quali immettono: le due di sinistra sull’altare maggiore e nella cappella della Madonna; quelle di destra nella sala delle offerte e nella penitenzeria; le ultime due, in un salottino e nella chiesa.

Il pavimento di quadroni di marmo bianco risale al 1875 e sostituisce quello precedente ad arabeschi colorati del 1736, consuntosi per passaggio continuo dei fedeli in visita alla cappella della Madonna.

Sala offerte

La sala si presenta ricca di stucchi settecenteschi, con magnifico altare in marmi policromi e un quadro di Falciati, rappresentante il trionfo della Croce, perché sull’altare si conservava un tempo una preziosa reliquia della Croce donata dal francese Lautrec quando assediò Napoli nel 1528.
Invece è seicentesca la fontanina in marmo con screziature di vari colori e festoni.
A destra vi è l’ex custodia in marmo dell’altare maggiore; mentre a sinistra è il dossale marmoreo dell’altare che si trovava nell’antica sala del capitolo e presenta alcuni bassorilievi interessanti.
Al di sopra di esso una piccola riproduzione in marmo, del secolo XVI, del Crocifisso miracoloso.

 

Penitenzieria

Dalla sagrestia, entrando a destra si accede alla penitenzieria, inaugurata con l’apertura dell’ anno giubilare. Si tratta di una grande sala prospiciente il trecentesco chiostro affrescato dal Balducci nel XVII secolo. E’ attraversata da un arco di tufo che, nella parte inferiore, è chiuso da un pannello ligneo con porta scorrevole, impreziosite da due grandi tarsie dei maestri sorrentini D’Errico ed Ercolano, che riproducono opere del Murillo (il Padre Misericordioso) e del Ribera (il pastore bello).

Il tutto conferisce alla sala, pur ampia, una gradevole sensazione di intimità e calore.

Il penitente viene guidato, attraverso un itinerario catechetico desunto dalla parabola del Padre misericordioso, all’incontro con Cristo Pastore che, recando sulle spalle la pecora perduta, ristabilisce l’unità del gregge nella casa del Padre. La sala è accessibile solo ai penitenti.